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IL PAPÀ DI UNDICI ARRIVA A CATANIA: MATTHEW MODINE ALL'ETNA COMICS 2026

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C'è un nome che, annunciato su qualsiasi forum di cultura pop italiana, genera immancabilmente due reazioni simultanee: qualcuno esclama "Joker!" pensando all'elmetto di Full Metal Jacket , e qualcuno esclama "Brenner!" pensando ai tunnel sotto Hawkins. Matthew Modine è uno di quegli attori che riesce nell'impresa rara di essere iconico due volte, in due epoche diverse, per due generazioni che non si parlano quasi mai. Il 2 giugno 2026, Modine sarà il grande ospite della giornata conclusiva di Etna Comics 2026 , la quattordicesima edizione del Festival di cultura pop di Catania. Per chi ancora non lo sapesse: l'Etna Comics è la kermesse siciliana che negli anni ha portato da queste parti nomi come Rutger Hauer, Dario Argento e Giancarlo Esposito. Non esattamente una sagra di paese. I fan potranno incontrarlo alle 12 per una sessione autografi in Area Firme (50 posti gratuiti) e alle 15 per un incontro con il pubblico in Area Palco. Attore, regist...

Il cinema perduto degli ultimi cannibali

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(di LUCA RAIMONDI) - Il primo cannibal-movie, secondo alcuni, sarebbe Il paese del sesso selvaggio, pellicola firmata da Umberto Lenzi nel 1972. In realtà il film di Lenzi è ancora un ibrido, a metà tra i mondo movies alla Jacopetti o Climati e l'avventura in un mondo selvaggio stile Un uomo chiamato cavallo . Il titolo-culto di un genere, forse addirittura di un intero periodo storico, nel bene e nel male irripetibile, del cinema italiano, è però Cannibal Holocaust. Un film del 1979, diretto da Ruggero Deodato. Così lo liquida Paolo Mereghetti nella prima edizione del suo  Dizionario dei film : «film per stomaci forti sulla moda di costruire documentari usando un bieco sensazionalismo». Una frase telegrafica che lascia pensare che il critico in questione non abbia neanche visto il film, cosa che evidentemente avviene tra il 1993 e il 1999, anno in cui esce una nuova edizione del dizionario. Cannibal Holocaust non solo guadagna una stelletta (ricordiamo che Mereghetti, secondo ...

Il coraggio del "cinema dalle finestre che ridono" di Pupi Avati

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(di LUCA RAIMONDI) - Dovessi ridurre l'horror italiano degli ultimi trent'anni a pochi nomi, ecco i primi che mi verrebbero in mente: Eraldo Baldini, Dario Argento, Tiziano Sclavi, poi una sfilza di nomi con cui ho recentemente collaborato (da Danilo Arona a Nicola Lombardi) e infine indicherei sicuramente Pupi Avati. Un nome che mi sovviene sempre in ritardo, in questo tipo di elencazione, soprattutto per il fatto che la componente horror del cinema di Pupi Avati è di certo minoritaria rispetto a tante altre prove in generi ben diversi, come ben sapete, legati alla memoria, al ricordo, all'infanzia. Sia pure con una certa esitazione iniziale, alla fine Pupi Avati lo inserirei sempre e comunque. Non tanto o non solo per "La casa delle finestre che ridono", che pur essendo uno dei film più paurosi del cinema italiano non presenta comunque nulla di sovrannaturale e si colloca piuttosto nel filone dei primi thriller argentiani, varianti del giallo tradizionale pi...