INTERVISTA AD AUGUSTO LAI, AUTORE DE "LE RADICI DEL BUIO"

William Colton ha perso sua moglie e sua figlia in una notte, con modalità inspiegabili. Quattro mesi dopo, un incarico lo porta a Milano, dove incontra Eugenio Coletti, un parapsicologo che non solo considera reale ciò che William ha visto, ma è disposto a mostrargli che il soprannaturale esiste davvero. È l’inizio di un viaggio dentro un mondo nascosto e oscuro, che mette in rotta di collisione William, Coletti, un misterioso magnate d’oltreoceano e creature e vicende le cui radici affondano nel passato. Le radici del buio di Augusto Lai non è soltanto una storia di vampiri, licantropi e presenze oscure. È il percorso di un uomo ferito che cerca di capire cosa sia davvero un mostro, quanto siamo disposti a sacrificare per ciò che amiamo e se, davanti al buio, possiamo ancora scegliere cosa diventare.

Augusto Lai ha 43 anni, vive a Genova ed è un ingegnere informatico. Con Le radici del buio esordisce nella narrativa, affidandosi al meccanismo del crowdfunding promosso da Bookabook.

Augusto, prima di parlare del romanzo: che rapporto hai con la scrittura e come è nato il desiderio di raccontare una storia come Le radici del buio?

Quando ero ragazzino: scrivevo i testi delle canzoni per la band in cui cantavo o suonavo la chitarra. In seguito mi sono avvicinato ai giochi di ruolo da tavolo, sia come giocatore sia come master. Inventare storie che potessero essere interessanti da vivere anche per altre persone è diventato qualcosa di naturale. Sono anche papà di due bambine piccole. Non sanno ancora leggere, ma ho già iniziato a mettere per iscritto idee e spunti per alcune delle storie che racconto loro. La scrittura di un romanzo, però, ha assunto per me un significato diverso: è diventata una forma di terapia. L’anno scorso mi ha aiutato ad affrontare il trauma della morte di un mio caro amico in Ucraina.

Hai raccontato che la scrittura ti ha aiutato ad affrontare il trauma della morte di un tuo amico in Ucraina. Se te la senti, ci racconti che cosa ha significato per te metterti a scrivere in quel periodo e in che modo questo percorso personale ha accompagnato la nascita del romanzo?

All’inizio scrivere mi serviva a non avere continuamente la testa dentro al dolore. La morte è sempre un evento traumatico. Quando però arriva così presto, quando un amico più giovane di te perde la vita in maniera violenta, è qualcosa di brutale. La botta emotiva è fortissima. Nel corso degli anni avevo raccolto idee, bozze, ricerche e spunti che trovavo interessanti. Ho cercato di capire se fossi in grado di mettere tutto insieme e raccontare una storia. Scrivere mi ha dato qualcosa su cui concentrarmi e un modo per attraversare quel periodo. Alla fine, da quel materiale è nata una storia che si sviluppa nell’arco di sei libri. Tre sono già ultimati e Le Radici del Buio è il primo. Come ogni primo volume di una saga, introduce il lettore al mondo narrativo che ho sviluppato nella mia testa.

Le radici del buio si apre con William Colton, un uomo segnato dalla perdita della moglie e della figlia e dal ricordo di una figura impossibile. Da quale idea è nato William e quale domanda o mistero spinge il lettore a seguirlo?

William è, per certi versi, l’incarnazione della mia curiosità per il mondo. È un giornalista: il suo mestiere è fare domande, scoprire, approfondire, cercare quella che per lui è la verità o una prova di ciò che sta cercando. Io faccio qualcosa di simile: leggo, cerco informazioni online, chiedo e ascolto. William è la personificazione di questa mia curiosità. Anche lui ha subito un trauma, perdendo la moglie e la figlia. Il problema è che il loro assassino non è una persona che la polizia possa arrestare. William non ha un volto da descrivere: ricorda un’ombra nera, con terrificanti occhi gialli. Il primo libro accompagna William nella ricerca e nella scoperta, ma anche nel modo in cui decide di affrontare il dolore della perdita.

Nel romanzo si incontrano vampiri, licantropi, archeologia, scienza e mitologia. Come hai costruito un mondo in cui elementi tanto diversi convivono, e che cosa distingue le tue creature da quelle a cui il pubblico horror e fantasy è abituato?

L’idea di base era creare un romanzo al quale chiunque potesse avvicinarsi, credente oppure no, senza sentirsi dire: «Questa è la religione che vale per la storia. Adattati». Ho fatto ricerche sulle figure di Adamo, Eva, Caino, Abele e Lilith. Quest’ultima compare in una veste diversa da quella a cui molti lettori sono abituati, ispirata anche a tradizioni molto antiche. Volevo utilizzare nomi familiari senza attribuire necessariamente ai personaggi i ruoli o i poteri che siamo soliti associare loro. Per i vampiri e i licantropi mi sono ispirato molto al folklore dell’Europa orientale e alla Londra vittoriana, ma anche alle mie esperienze con i giochi di ruolo della White Wolf, ai libri di Anne Rice e, perché no, ho strizzato l’occhio anche ai film di Underworld. La storia, però, si svolge nel nostro mondo, nel 2019. Ho quindi cercato di fare in modo che ogni creatura e ogni personaggio seguissero regole coerenti con quel mondo e con la scienza, oppure con una visione più ampia, metafisica, della realtà.

Tra gli elementi più enigmatici della storia ci sono una spedizione archeologica nel Nord della Francia e un’antichissima figura chiamata «la Madre». Senza anticipare troppo, quale legame esiste tra le scoperte del passato e gli eventi che sconvolgono il presente?

Il messaggio di tutto il libro, e in parte dell’intera saga, è proprio questo: passato e presente sono più connessi di quanto immaginiamo o, talvolta, abbiamo il coraggio di ammettere. Molti eventi del passato continuano a influenzare il presente, indipendentemente dal fatto che siano stati positivi, negativi o traumatici. La Madre rappresenta anche un’altra idea: nessuno, neppure una creatura potenzialmente potentissima, è al sicuro dalla morte o dalle conseguenze degli errori. Dei propri, ma anche di quelli commessi dalle persone che le sono vicine.

Il romanzo attraversa luoghi e prospettive differenti, alternando il mistero a scene di forte tensione. Come hai lavorato per mantenere il senso di minaccia e quali atmosfere volevi far vivere al lettore?

Le radici del buio dedica molto spazio alla costruzione dell’universo narrativo. In alcuni punti, forse persino troppo! Ho pensato che un taglio da serie TV, alternando momenti lenti e introspettivi ad altri di pura azione, fosse il modo migliore per mantenere il lettore coinvolto e accompagnarlo nella scoperta di questo mondo. In un certo senso, il primo romanzo è una specie di manuale d’istruzioni per vivere dentro la saga, ma con qualche esplosione qua e là in stile Michael Bay, per non rischiare di far addormentare il lettore.

Le radici del buio è il primo libro di un’esalogia. Qual è l’idea narrativa che tiene insieme i sei romanzi e che tipo di percorso attende chi inizierà questa storia dal primo volume, senza naturalmente svelarne gli sviluppi?

La base di tutto è la scelta. Le scelte dei padri, che hanno effetti sui figli. Quelle dei creatori, che ricadono sulle proprie creature. Le scelte dei potenti, che possono decidere di agire per il bene del mondo oppure cercare di distruggerlo. E quelle di chi potrebbe intervenire per salvare qualcuno, ma decide di non farlo. Nel romanzo compaiono anche alcuni personaggi storici. In parte, vorrei che il lettore arrivasse a chiedersi: «E se avesse scelto di agire diversamente?». È una domanda che attraversa la saga e che, credo, riguarda anche la vita di tutti noi.

Il romanzo è stato selezionato da Bookabook ed è ora in campagna di crowdfunding editoriale. Come funziona il preordine, quale traguardo deve raggiungere il progetto e che cosa significa per te poter coinvolgere i lettori già prima della pubblicazione?

Il preordine è il meccanismo attraverso cui bookabook finanzia le fasi successive del percorso editoriale. I manoscritti vengono valutati da un team e Le Radici del Buio ha superato due livelli di selezione. La campagna ha una prima soglia di 200 copie preordinate, legata al percorso di pubblicazione, all’editing professionale e alla distribuzione del libro nelle librerie e negli store. Il traguardo successivo è 300 copie, al quale sono associate ulteriori attività promozionali e la partecipazione a concorsi. L’aspetto che ho apprezzato di più, affacciandomi a questo mondo, è che bookabook non chiede all’autore di pagare per pubblicare. Il progetto si sostiene attraverso una comunità di lettori che sceglie di credere nel libro ancora prima della sua uscita. Questi lettori possono anche condividere le proprie impressioni. Raccoglierò i loro feedback e li trasmetterò al team editoriale: mi piace l’idea che possano partecipare al percorso che porterà alla versione pubblicata del romanzo. Le Radici del Buio può essere preordinato dalla pagina ufficiale della campagna: https://bookabook.it/libro/le-radici-del-buio/ Chi effettua il preordine può scrivermi a lai.augusto@yahoo.it per richiedere la bozza finale digitale del romanzo e leggere la storia in anteprima, prima del lavoro editoriale previsto in caso di pubblicazione. I lettori possono inviarmi le loro osservazioni: le raccoglierò e le condividerò con il team editoriale, affinché possano essere valutate durante la lavorazione del libro. Se il romanzo verrà pubblicato, vorrei dedicare uno spazio nei ringraziamenti alle persone, alle community, ai club del libro e alle associazioni che hanno deciso di aiutarmi. Per chi desidera preordinare il romanzo questa settimana, è disponibile il codice ED7EECA6DC, che offre uno sconto del 10%.

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