INTERVISTA A MARCO GRASSO

(di GIUSEPPE MARESCA) - Se Etna Comics avesse un'anima, e quell'anima avesse un nome, si chiamerebbe Marco Grasso. Conobbi Marco nel 2022, quando ero impegnato nella scrittura di Weird Zagor: il fantastico nella saga dello spirito con la scure. Al tempo, con Roberto Azzara, si cercava un contatto con Alfredo Castelli per un'ipotetica prefazione al volume che racconta e analizza tutte le storie fantastiche di Zagor a cui spesso Castelli aveva prestato la penna, e l'editore Alfio Grasso mi fece il suo nome. Marco si rivelò una sorpresa: gentile, profondo conoscitore della Nona Arte, con una predilezione particolare per Zagor sul quale ci siamo a lungo confrontati. Marco, grande collezionista di tavole e albi a fumetti, cura alcune tra le mostre più interessanti che hanno luogo durante la manifestazione, e quest'anno è toccato al nostro amatissimo Inquilino di Craven Road. Quindi non potevamo esimerci dal rivolgergli qualche domanda, le cui risposte, iudicium vestrum est, sono pregne di passione, competenza e affetto per il fumetto fantastico e non.

D: Marco, grazie per questa intervista e complimenti per questa bella mostra. Come sono stati questi quarantanni di Dylan Dog per te?

R: Per me sono stati quarantanni che vivo con nostalgia perché io ho letto Dylan Dog dal numero uno comprato in edicola quindi parliamo dell86. Quindi se festeggiamo quarantanni, io avevo quarantanni di meno ed è chiaro che scatta leffetto nostalgia, Un compleanno di questo tipo si deve in qualche modo celebrare e lo stiamo celebrando con una mostra che raccoglie tavole e illustrazioni provenienti da collezionisti etnei, giusto per fare capire quanta penetrazione nel territorio c’è stata di questo personaggio e quindi anche localmente. Trattandosi di Etna comics, allora perché non fare vedere quello che ai piedi dellEtna è stato collezionato e una parte è una buona parte qui in questa mostra.

D: Bene, senti Marco vedo che ci sono tavole di Giovanni Freghieri, di Corrado Roi, di Fabio Celoni, che ha fatto poco, ma secondo me ha fatto tantissime ottime cose per Dylan Dog (vedi I raminghi dellautunno). C’è qualcosa che rimpiangi più delle altre rispetto al presente del fumetto?

R: Qui entriamo nel discorso famoso dei primi 100 numeri, che è sempre un discorso caldo online, nei vari blog… sento anche che siamo cambiati noi evidentemente quindi gli stessi input di allora potrebbe darsi anche che a un certo punto avrebbero stancato perché Dylan Dog ha riscosso grande successo proprio perché parlava di mostri, ma riferendosi a quelli anche che sono nella società, quei mostri sono gli altri e questo è un tema che andava benissimo. Chissà, continuando su quel filone magari poteva sembrare a un certo punto qualcosa di trito e ritrito. Questa è la difficoltà secondo me: gestire un personaggio importante creato da un autore notevole come Tiziano Sclavi, del quale raccogliere leredità è sempre stato difficile, Il pathos di storie lette venti o trentanni fa è ineguagliabile ma perché è un periodo che non ritorna più, quindi dobbiamo considerare che gli sceneggiatori e i curatori che sono venuti dopo Tiziano Sclavi e Marcheselli avevano una brutta gatta da pelare (no, non era Cagliostro!), sicuramente un impegno difficile, da far tremare i polsi. Quindi dobbiamo considerare comunque che quello che hanno fatto ha portato Dylan Dog a festeggiare i quarantanni.

D: Crediamo che la mostra serva molto anche a capire, rivedendo queste tavole originali, come gli stessi disegnatori abbiano mutato nel tempo anche certe loro caratteristiche grafiche. Il rinnovamento e il cambiamento nei decenni sono fisiologici anche all’interno di un fumetto seriale e all’interno della stessa produzione dello stesso autore.

R: La varietà di stili era la vera novità di Dylan Dog perché mentre prima eravamo abituati con Tex, Zagor, Piccolo Ranger, Mister no che avevano una loro vocazione grafica, una loro collocazione nellimmaginario visivo del lettore che era quella principalmente fatta dal copertinista e invece no, abbiamo Dylan Dog che aveva un copertinista come Claudio Villa poi giravi pagina e trovavi Angelo Spano con un tratto mai visto, che all’inizio poteva essere anche considerato disturbante, però poi  tornavi a vederlo con piacere. Nei primi numeri già avevi Stano, Montanari e Grassani, Casertano, Luca Dell’Uomo, con uno stile completamente diverso dal copertinista (e il copertinista che non disegnava mai una storia dell’albo mensile)

D; Da grande collezionista quale sei e soprattutto da grande appassionato di Zagor, possiamo auspicare una bella mostra su Zagor prima o poi?

R: Il mio personaggio preferito senza dubbio è proprio Zagor, perché è stato il primo fumetto. Leggevo a scrocco i fumetti di mio fratello però a certo punto lui non li ha comprati più… io non avevo molti denari allepoca e quei pochi che avevo dovevo destinarli per una sola serie e ho scelto Zagor, senza ombra di dubbio. Da lì ho collezionato gli albi e anche la saggistica, ma poi mi sono innamorato anche delle tavole originali che sono state in mostra in altre occasioni e non mi dispiacerebbe organizzarne una io. Però ovviamente non solo della mia collezione, perché mi piace unire le forze e fare in modo che questo personaggio incredibile (un tarzanide che è finito nel mondo cioè non ci sono altri tarzanidi nonostante le tante emulazioni sia versione maschile che femminile ci sono state nel fumetto), e vive ancora oggi con una storia editoriale lunghissima che gli fa onore e che gli va tributato magari proprio con una mostra che vorrei fare, sarebbe come riassaporare certe avventure, certe sensazioni che mi hanno catturato sin da quando ero ragazzino.

D; Ecco lultima domanda che unisce un po’ Zagor e un po’ Dylan Dog. Si parla insomma dello Zagor fantastico, cioè dei temi fantastici in Zagor. Molti lettori di Zagor non approvano questa deriva soprannaturale nella serie. Tu come la giudichi invece?

R: Ma penso sia sempre questione di gusti perché bisogna considerare che Zagor è un contenitore di storie realistiche, western, fantasy, fantascientifiche, di horror classico, ma un contenitore che deve anche guardare a nuove generazioni sennò si esaurisce la spinta. Io devo dire che sono molto magnanimo nei confronti di chi si spende per Zagor perché comunque stiamo parlando di un fumetto seriale e, nessuno me ne voglia dei fumetti, franco belga che sono di grande successo, ma anche manga devo dire alcuni manga famosissimi sono famosi perché sono stati perpetrati come anime, sono stati ristampati N volte mentre Zagor esce ogni mese. Ci sono serie che hanno avuto otto o dieci numeri in tutta la loro carriera editoriale ma è difficilissimo mantenere un livello alto in una serie mensile che ha bisogno di trovare anche nuovi input, quindi per me sta bene perché ho anche piacere di leggere qualcosa che non si sapeva che sarebbe finita su Zagor. Limportante è che comunque i canoni zagoriani dellavventura, del sense of wonder restino. In questo Moreno Burattini è stato un grande perché lui è un grande lettore e si è dato molto da fare per mantenere vivo il personaggio e per continuare ad avere delle contaminazioni dal mondo della letteratura, della fantascienza. del cinema, così come aveva fatto Sergio Bonelli con i B movies che hanno ispirato capolavori come Odissea americana.

Non si tratta quindi di “derive” per me, anche se alcuni hanno criticato il ciclo di Atlantide, che comunque secondo me è una trasferta, una classica trasferta zagoriana da rileggere al pari di quella di Passaggio a nord ovest, che non invecchia mai e che è davvero lespressione del talento di Mauro Boselli e di tanti altri sceneggiatori e disegnatori che in quel momento come il compianto Marcello che ha disegnato la prima storia di quella saga e lì effettivamente è altissimo fumetto secondo me è anche soprattutto alta modalità di gestione del personaggio di Chico che non è semplice.

 

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