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Morgan Lost e le sue novelle nere

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( di GIUSEPPE MARESCA ) - Ebbene sì, lo ammetto: ho un debole per la nuova serie di Morgan Lost. Ho sostenuto sempre i lavori di Claudio sine die, quando è stata annunciata la fine di Brendon come serie regolare ho portato il lutto al braccio per un anno, forse addirittura ho anche odiato prima della sua uscita il povero Morgan, reo di essersi sostituito nelle edicole e nella penna di Chiaverotti, al più amato cavaliere di ventura di casa Bonelli...La prima serie è filata liscia come l'oli o, con lo stile di Claudio sempre in bilico tra favola e fantasy, thriller e mistery, horror e action (cosa si può volere di più da un fumetto? Non so, questi elementi latitano già in ben più "millantate" produzioni di genere sia cinematografiche che narrative e fumettistiche dei giorni nostri). Ma la seconda serie, sembra uno lo scenario ideale: "Dove i denti della follia saltano, danzano e cantano!" per dirla con parole di un poeta maledetto tanto caro all...

Il mastino dello splatterpunk all'italiana: Intervista a Pietro Gandolfi

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(di GIUSEPPE MARESCA) -  C'è un ragazzo veramente gentile dalle parti di Piacenza che ebbi l'onore di conoscere qualche anno fa al Torinocomics, quando per puro caso lo trovai ad uno stand col mitico disegnatore Bonelli, Nicola Genzianella, che presentava un nuovo prodotto a fumetti dal titolo The Noise . Mi avvicinai, comprai l'albo e stavo facendomi fare un disegnino e una firma da Genzianella, quando il disegnatore mi disse: "Se vuoi puoi fartelo firmare anche dall'autore." Da dietro le quinte uscì questo ragazzo timidissimo che con grande gentilezza mi firmò l'albo. Bingo! Dietro i modi affabili, quel ragazzo è forse la mente più estrema dell'horror all'italiana. Sì, perché  The Noise mi piacque così tanto che indagai su tutto ciò che aveva scritto Pietro Gandolfi (questo il nome del Tristano dell'horror, classe 1979) e venni a scoprire che aveva una buona carriera di ottimi romanzi pubblicati all'attivo. Opere dalla prosa cristall...

I miei primi vent'anni con Brendon: ricordi nel tempo e nello spazio

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(di GIUSEPPE MARESCA) - "Giù i cappelli, satanassi..." Chi lo diceva? Se non ricordo male era un vecchio eroe dei fumetti che fece epoca, e se non lo diceva lui sicuramente è un modo un po' "western" o da duri per iniziare un discorso che pretende rispetto per qualcuno; però non inizierò così, questo sarà un post lungo, quindi ve lo dico in partenza: o non lo leggete, o vi mettete comodi e sprecate un po' di tempo per un mio vecchio amico ormai diventato più che maggiorenne. Ultimamente odio la "masturbatio digitalis", come mi piace definire la scrittura davanti al computer o a qualsiasi altra diavoleria elettronica, ma in questo caso sentivo il bisogno di buttar fuori qualcosa. La seconda parte del doppio appuntamento estivo con il Cavaliere di Ventura più famoso della Nova Inghilterra non è solo la parte conclusiva di una storia affascinante: è anche la celebrazione dei vent'anni di vita editoriale di uno degli eroi più romantici e umani...

Il cinema perduto degli ultimi cannibali

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(di LUCA RAIMONDI) - Il primo cannibal-movie, secondo alcuni, sarebbe Il paese del sesso selvaggio, pellicola firmata da Umberto Lenzi nel 1972. In realtà il film di Lenzi è ancora un ibrido, a metà tra i mondo movies alla Jacopetti o Climati e l'avventura in un mondo selvaggio stile Un uomo chiamato cavallo . Il titolo-culto di un genere, forse addirittura di un intero periodo storico, nel bene e nel male irripetibile, del cinema italiano, è però Cannibal Holocaust. Un film del 1979, diretto da Ruggero Deodato. Così lo liquida Paolo Mereghetti nella prima edizione del suo  Dizionario dei film : «film per stomaci forti sulla moda di costruire documentari usando un bieco sensazionalismo». Una frase telegrafica che lascia pensare che il critico in questione non abbia neanche visto il film, cosa che evidentemente avviene tra il 1993 e il 1999, anno in cui esce una nuova edizione del dizionario. Cannibal Holocaust non solo guadagna una stelletta (ricordiamo che Mereghetti, secondo ...

"Tavola e casa, oggi, ci opprimono!": riflettendo sull'antologia "Natale scapigliato"

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(di DEBORAH MADURINI) - Quale Natale per i «maudits» italiani all'indomani dell'Unità d'Italia? Certamente un Natale polemico e anticonformista, un Natale che offre il fianco a un vibrante j'accuse verso l'ipocrisia borghese, che nel giorno della festa santa raggiunge il suo apice, ma non solo. Per gli artisti scapigliati, infatti, il giorno di Natale si rivela anche quale tragico momento in cui affiorano l'acuta malinconia e il nostalgico rimpianto verso un'infanzia ormai perduta, un'infanzia che, a ben vedere, simboleggia un lontano passato fondato su valori umani ormai sepolti dall'arrivismo e dalla corruzione della nuova, arricchita borghesia. Questo è quanto emerge dalla splendida antologia Natale scapigliato , curata da Giuseppe Iannaccone e pubblicata da Interlinea nel 2011; un'antologia che dimostra come neanche gli anticonformisti della Scapigliatura vengano meno alla chiamata della tradizionale letteratura natalizia ottocentesc...

Sommerse inquietudini di Romagna: "Attitudine alla notte" di Massimo Padua

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(di LUCA RAIMONDI) - La piccola e media editoria è da tempo la riserva indiana in cui sopravvivono gli autori che sono soliti frequentare la letteratura fantastica, l'horror, il noir psicologico e intimista. In questa riserva potete incontrare autori di grande interesse, uno dei quali è senza dubbio il ravennate Massimo Padua. Ravenna è una meravigliosa città romagnola in cui ho avuto il piacere di vivere e lavorare per diversi mesi (non dimenticherò mai la finale mondiale del 2006 vista sul maxischermo di Piazza del Popolo assieme ad altre cinquemila persone), la città in cui peraltro ho potuto conoscere di persona Eraldo Baldini, che dell'horror italiano è uno degli esponenti più illustri, anche se negli ultimi anni ha deciso di esplorare altri generi, raccontare altre storie, decisamente meno gotiche ("Gotico rurale", mamma mia, che capolavoro, una pietra miliare...). La gioia di vivere e la solarità della Romagna nasconde evidentemente inquietudini e terrori ...

Un fantasticar di morti: i "Racconti fantastici" di Iginio Ugo Tarchetti

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(di DEBORAH MADURINI) - “Nato pel cielo, e tutto in quello assorto” : con queste parole Emilio Praga dipinge, in occasione della prematura scomparsa, Iginio Ugo Tarchetti, artista d'animo oltremodo sensibile, travagliato da profonde e cupe malinconie. E sono parole, quelle di Praga, che trovano conferma, oltre che nella vita, anche nell'opera letteraria di Tarchetti e in particolar modo nella sezione fantastica di quest'ultima, il cui esito forse più riuscito è quello dei Racconti fantastici , pubblicati nel 1869 per conto dell'editore Treves. Per Iginio Ugo Tarchetti, infatti, fantastico significa ricercare nel proprio mondo interiore, governato da leggi mistiche e irrazionali, la via di fuga da una realtà che, incapace di comprendere la sua astrattezza lo opprime al punto di spingerlo a vagheggiare la morte. Fantastico è per Tarchetti ripiegamento su di sé, sul proprio io interiore, ma al contempo è inesausta tensione verso l'ignoto e il soprannaturale il ...