CHIARA LIPARI TRA GLI OSPITI DI ETNA COMICS 2026

Tra gli autori presenti a Etna Comics 2026 spicca Chiara Lipari. Nel dibattito sul fantasy italiano contemporaneo, spesso confinato tra la ripetizione dei modelli anglofoni e l’ansia di legittimazione letteraria, l’opera di Chiara Lipari introduce un elemento di discontinuità. Non tanto per la giovane età dell’autrice, quanto per la natura stratificata del suo percorso: formazione accademica nei linguaggi dei media, pratica teatrale, attività di content creator, esperienza nel cosplay e nei giochi di ruolo. Questi elementi non costituiscono un semplice corredo biografico: sono dispositivi di immaginazione che confluiscono nella sua scrittura, determinandone la postura e la direzione. Lipari appartiene a una generazione che non percepisce più la frattura tra cultura alta e cultura pop; e Il Reame delle Illusioni è il luogo in cui questa continuità si manifesta con maggiore chiarezza.

Il romanzo si colloca in un territorio liminale: Arcadya, ultimo spazio abitabile dopo una catastrofe non del tutto nominata. Non è un altrove consolatorio, né un rifugio dalla realtà: è un sistema politico, un organismo sociale, un campo di tensioni.

La protagonista, Titania è la figura che incrina l’ordine. Non è l’eroina predestinata, ma un’anomalia biologica e simbolica. La sua esistenza mette in discussione la tassonomia del mondo, e dunque il potere che su quella tassonomia si regge.


Il romanzo non procede per accumulo di colpi di scena, ma per progressiva erosione delle certezze. Il mistero non è un espediente narrativo: è la modalità attraverso cui il mondo si lascia interpretare. La comparsa di un morto che ritorna — figura perturbante che appartiene più al gotico che al fantasy mainstream — introduce una frattura temporale per consegnare un messaggio di vendetta, proveniente da un sopravvissuto la cui identità Evelyne — la veggente — riconosce immediatamente. Evelyne, con la sua capacità di percepire ciò che deve ancora accadere, non è la guida rassicurante del repertorio fiabesco: è una presenza tragica, quasi dolorosa.

La formazione teatrale dell’autrice emerge nella gestione delle scene: i dialoghi hanno una naturalezza che deriva dall’esperienza del corpo in scena, e l’azione è costruita con una precisione quasi coreografica.

Ma ciò che distingue la scrittura di Lipari è la sua dimensione performativa. Titania non è un simbolo astratto: è un corpo che deve imparare a esistere in un mondo che non la contempla. La sua identità è un processo, non un dato. In questo senso, l’esperienza del cosplay e dei GDR non è un dettaglio marginale: è la matrice di una poetica. L’identità, per Lipari, è sempre un ruolo da assumere, un costume da abitare, una maschera che rivela più di quanto nasconda. Il Reame delle Illusioni non è un romanzo che cerca di “nobilitare” il fantasy, né di sottrarlo alla sua natura popolare. Piuttosto, tenta di restituirgli complessità, di reinserirlo in un discorso culturale più ampio.

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